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scuola di danza bambini milano

la notizia che il principino George frequenta lezioni di ballo ha suscitato sorpresa e clamore. Perché, mentre è ormai accettato che una bimba giochi a calcio, si guarda ancora con sospetto un bambino che si cimenta con piroette e plié. Colpa di un tabù duro a morire. Eppure qualcosa sta (lentamente) cambiando

Insieme a quaderni, penne e diario, quest’anno il principino George infila nella cartella anche calzamaglia e scarpette da ballo. Al primo anno delle elementari della St Thomas’s Battersea School di Londra, il primogenito di William e Kate, 5 anni compiuti il 22 luglio, affianca allo studio delle materie canoniche quello della danza classica. Nella rinomata scuola primaria il royal baby frequenta una lezione di ballo alla settimana: 35 minuti durante i quali, insieme agli altri bambini e con l’accompagnamento di un pianista, può allenarsi alla sbarra e scolpire il suo corpicino a suon di plié e battement tendu.

La notizia ha fatto il giro del mondo poiché il piccolo George è il primo membro maschio della famiglia reale britannica ad approcciarsi all’arte di Tersicore. Ma la vera ragione di tanto clamore è che ancora oggi la danza classica è considerata “roba da femmine”.

È una disciplina dove si lotta per le “quote azzurrre”
In un mondo dove le donne ancora combattono per le quote rosa, c’è una fetta di ragazzi che lotta per ottenere la quota azzurra. Mentre ormai è socialmente accettato che una bimba si avvicini a sport tipicamente maschili, come il calcio o il rugby, i piccoli che amano Giselle o Il Lago dei Cigni più del pallone vengono guardati con sospetto. «Succede perché si crede che un ragazzino che studia danza possa sviluppare un orientamento omosessuale, una preoccupazione meno nutrita nei confronti delle bambine che praticano sport maschili» spiega Melissa Balbo, psicologa dello sport con un passato da danzatrice, nel 2008 eletta rappresentante tersicorea presso il Miur. «In una società tradizionale come quella italiana, il più delle volte sono i papà ad arricciare il naso o a ostacolare le lezioni di balletto dei figli, timorosi che possano perdere la virilità». Lo conferma Cristiana Natali, docente di Antropologia culturale, impegnata in numerosi seminari e corsi di antropologia della danza all’università di Bologna e a quella di Milano. «Da sempre la grazia e la leggerezza che dona la danza classica sono viste come qualità esclusivamente femminili. Per rompere il tabù abbiamo bisogno di modelli sociali a cui uniformarci: alcuni programmi hanno reso possibile la costruzione dell’immaginario di un uomo che balla, mentre stelle danzanti del piccolo schermo come Kledi Kadiu sono diventati esempi positivi».


Modelli come Roberto Bolle favoriscono il cambiamento
Significativi passi avanti per superare questa discriminazione al contrario si stanno compiendo grazie ai mass media. «Negli ultimi anni Roberto Bolle, il più pop dei principi danzanti, è diventato un’icona, un riferimento per i giovani e le famiglie» dice Claudia Celi, storica della danza e docente dell’università La Sapienza di Roma. Il successo degli uomini sulle punte sta spianando la strada al cambiamento, ma per ora di Billy Elliot che si scontrano contro i preconcetti sociali - come il protagonista dell’omonimo film cult ispirato alla vera storia del ballerino Philip Mosley - ce ne sono ancora tanti. Il casertano Angelo D’Aiello, ex allievo della scuola tv Amici di Maria De Filippi e ora new entry del corpo di ballo del Teatro di Trier, in Germania, ha affrontato le maggiori difficoltà da adolescente. «Ho sofferto molto» racconta. Gli insulti l’hanno spinto a nascondere ai compagni di scuola che dedicava tutti i pomeriggi alla danza. «Ogni volta che tornavo a casa ponevo domande a me stesso e a mia madre. Lei mi ha fatto capire che non dovevo dare peso alle maldicenze dettate dall’ignoranza e che l’arma migliore per reagire era l’indifferenza».

L’opposizione più forte arriva dai padri
«Ci lamentiamo che i nostri figli non sanno cosa vogliono, per poi rimanere delusi se non hanno le inclinazioni che ci aspettiamo. Dobbiamo invece rispettarli, accettarne le passioni e imparare a guardare nella loro stessa direzione» dice Balbo. Anche perché sono tutt’altro che da tralasciare i benefici della danza classica: un’attività salutare durante la crescita, che forma corpo e mente, abitua al sacrificio e aiuta a sviluppare il tono muscolare, la creatività e l’espressività. Ma se i papà sono contrari? «Dovremmo abituare i nostri partner a frequentare luoghi di cultura e bellezza come cinema e teatri e, magari, portarli a lezioni di ballo per far capire loro quanto sia difficile».

Adesso alla Scala i ragazzi sono quasi la metà degli allievi
Quest’anno all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano ci sono 190 iscritti, tra gli 11 e i 18 anni, e circa il 45% sono ragazzi. A fianco, gli allievi dell’Accademia ritratti da Giovanni Hänninen nel ballatoio della celebre scuola in via Campo Lodigiani. Secondo gli ultimi dati Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo), nel nostro Paese ci sono 17.000 scuole di danza, dove si insegnano oltre 50 discipline diverse e si contano in totale 1 milione e 400.000 allievi.



La propedeutica alla danza non è altro che l'insegnamento della disciplina, dedicata ai bambini di fascia d'età compresa tra i 2 anni e mezzo ed i 5. Nota anche come danza educativa o pre-danza , permette di dare a tutti i bimbi che vogliono avvicinarsi allo studio della danza , la preparazione fisica adeguata allo studio delle varie tecniche.

Oltre che una forma preparatoria, resta comunque il modo migliore per lavorare sui principi della dinamica, sulla consapevolezza del corpo, sul senso del ritmo e della musicalità, nonché sullo studio degli spazi, dei propri limiti e molto altro.

È noto che i bambini danzano in maniera del tutto naturale, sin da piccolissimi. Questo accade perché è proprio attraverso il movimento che riescono ad esprimere le loro emozioni e la loro personalità. Iscrivere i bambini ad un corso di propedeutica alla danza li aiuterà a scoprire come dei semplici movimenti si possano trasformare in qualcosa di più grande: in arte.

Come si svolge una lezione di propedeutica alla danza
Le parole chiave della danza educativa sono tre:

Imparare attraverso il gioco;
Educare al movimento;
Fornire delle buone basi per ottenere grandi risultati.
Per non stressare i bambini che, in questa giovanissima fascia d'età sono restii agli obblighi di disciplina, è prevista una frequenza di un'ora a settimana, nella quale eseguire piccoli esercizi finalizzati alla scoperta del proprio corpo, alla conoscenza del ritmo ed all'esecuzione dei primissimi passetti base della danza classica.

Alcuni esercizi saranno certamente più strutturati, altri più giocosi, ma lo scopo resta comunque quello di insegnare ai piccoli allievi a danzare con semplicità: rispettando spazi, tempi e, in ultimo ma non certo per importanza, imparando a socializzare con gli altri compagni di corso senza nessuna forzatura esterna.

Perché è importante la danza educativa
Avvicinare i bambini alla danza in così tenera età, fornirà loro le corrette basi per intraprendere al meglio lo studio della tecnica classica. Oltre questo, anche se i tuoi bimbi non hanno le doti di Roberto Bolle o di Carla Fracci, poco importa.

La danza, affrontata in così giovane età gli permetterà di gestire al meglio le emozioni, prevenire i problemi di sovrappeso dati da una società molto sedentaria, ad avere una postura corretta, a migliorare forza, agilità ed elasticità articolare.

Allenare i bambini a ritmo di musica li aiuterà a mettersi in sintonia con il proprio istinto, con lo spazio di movimento e con il proprio corpo. In questo modo prenderanno coscienza delle proprie capacità, delle potenzialità e dei limiti.

 

Come abbiamo visto, la danza porta enormi vantaggi per tutti i bambini. Se vuoi avere qualche informazione in più sulla danza propedeutica, contattaci per saperne di più sui corsi dedicati ai più piccoli.

Ti aspettiamo!

Una regolare attività fisica è fondamentale­ per la crescita dei tuoi figli. La scienza ci dice che l’esercizio fisico in età evolutiva è essenziale non solo per lo sviluppo motorio ma anche per quello psicologico e comportamentale.
La danza, in particolare, è una delle discipline più utili e complete per la formazione dei bambini perché al movimento associa il linguaggio artistico e il contatto con le proprie emozioni.
Alla base di ogni passo di danza c’è innanzitutto un’adeguata preparazione fisica, basata sulle caratteristiche individuali del bambino.

Gli esercizi di danza aiutano ad evitare il sovrappeso, ad avere una postura corretta, a migliorare forza, agilità, elasticità articolare e resistenza muscolare.
L’allenamento costante, inoltre, contribuisce a prevenire il rischio di tante patologie, tra cui diabete, colesterolo alto, pressione alta, malattie cardiache e alterazioni della colonna vertebrale.
Educare al ritmo e alla musica mettono il bambino in sintonia con il proprio istinto e con lo spazio in cui si muove.
Danzando i bambini imparano a conoscere il proprio corpo, a prendere coscienza delle proprie capacità e delle proprie potenzialità, ad esprimere liberamente il disagio e la gioia, le sensazioni e i sentimenti. Passo dopo passo, ad ogni miglioramento il bambino impara ad avere fiducia in se stesso e negli altri, a gestire l’ansia tanto quanto l’aggressività e l’esuberanza.

Tanti sono i benefici della danza anche a livello cognitivo: migliora la concentrazione, l’attenzione e le capacità di apprendimento.
Questo perché favorisce la crescita neuronale e attiva connessioni del cervello utili anche in altri contesti.
Nelle buone scuole di danza, inoltre, i bambini imparano ad ascoltare, a stare con gli altri, a provare soddisfazione per gli sforzi compiuti, ad autodisciplinarsi per il raggiungimento di un obiettivo.

Insomma, incoraggiare i propri figli a fare danza significa renderli più sani, intelligenti ed equilibrati!